Il clamore del libro di Carlo Levi spinse numerosi uomini di cultura e politici a visitare i Sassi. Palmiro Togliatti nel ’48 e poi Alcide De Gasperi nel ’52 visitarono la città e lo stesso De Gasperi nel 1954 firmò la prima Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi. I due terzi di tutti gli abitanti della città dovettero forzatamente abbandonare le loro case e trasferirsi in nuovi rioni per decisione dello Stato, era la prima volta al mondo che ciò accadeva. I più grandi sociologi, antropologi, architetti ed urbanisti del tempo, fra cui Piccinato, Quaroni e Aymonino, furono chiamati a progettare i nuovi quartieri della città che avrebbe accolto le 15.000 persone sfollate. Furono costruiti tre borghi rurali (La Martella, Venusio e Picciano) per alloggiare le famiglie dei braccianti in luoghi vicini ad i terreni da lavorare. Altri quartieri urbani furono costruiti, nel pieno rispetto del Piano Regolatore del 1956, a firma di Piccinato.

A questo proposito, Matera è stata una delle prime città italiane a dotarsi di un piano regolatore che fu, sorprendentemente, seguito alla lettera: i nuovi quartieri furono realizzati secondo il modello “Scandinavo”, prevedendo cioè ampie zone verdi sia interne che esterne per separare i quartieri dalle larghe strade di scorrimento, piazzette e centri di aggregazione e presentando quindi una bassa densità abitativa. Dal punto di vista compositivo fu previsto l’uso esteso del mattone a vista e della tipologia a ballatoio. Oltre ad i tre borghi rurali prima citati, furono realizzati i quartieri urbani di Serra Venerdì, La Nera, Spine Bianche, Agna Cappuccini. In soli quindici anni oltre 18.000 persone furono trasferite nei nuovi quartieri ed i Sassi vennero completamente abbandonati: in sostanza fu dichiarato illegale abitarci. In cambio delle nuove case, per le quali veniva pagato un irrisorio canone di affitto, veniva espropriata la casa nei Sassi che diventò di proprietà demaniale. In questo modo solo i più abbienti, che potevano permettersi di comprare una casa fuori dai Sassi, hanno conservato la proprietà dell’immobile antico, ed è per questo che oggi la quasi totalità dei Sassi è di proprietà pubblica.

Matera divenne in questo modo una città viva con un centro storico del tutto morto, ed i Sassi furono definiti il più grande centro storico completamente abbandonato del mondo. La città ha provato vergogna del proprio passato, e ha consapevolmente creato attorno al perimetro dei Sassi una cortina di edifici che ne impedisse la vista.

Dopo decenni di abbandono, è cominciata una lunga opera di recupero,nel 1986 si ebbe la legge che prevedeva “la conservazione ed il recupero architettonico ambientale”,con una cooperazione fra pubblico e privato. Una parte dei Sassi è stata trasformata in sistema museale, una parte in commerciale e di accoglienza, la restante in residenziale. La legge 271 del 1986 ha stanziato 100 miliardi, ed altri sono giunti con le successive finanziarie. Il Comune di Matera ha predisposto piani biennali di attuazione della legge: in parole semplici, facendo richiesta al comune, si ha gratuitamente in concessione per 99 anni un immobile nei Sassi, a condizione che lo si ristrutturi, mentre dei soldi per la ristrutturazione una cifra che va dal 40 al 60 % (a seconda che si tratti di prima abitazione, seconda casa o attività commerciale) è fornita dallo Stato a fondo perduto. Usufruisce dei fondi anche chi è proprietario di un immobile. Nonostante i fondi siano comunque esigui per la mole del restauro e nonostante le lentezze burocratiche una considerevole parte del Sasso Barisano è stata restaurata benché nel rione Civita e nel Sasso Caveoso rimanga ancora molto da fare.

Oggi i Sassi hanno ripreso a vivere e dal 1993 sono stati inseriti dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Sono stati il primo luogo al mondo ad essere dichiarato “paesaggio culturale” e ne è stato riconosciuto il ruolo di modello nell’indicare una via per vivere in equilibrio con l’ambiente sfruttandone le risorse ma integrandosi pienamente con esso.