L’architettura peculiare dei Sassi di Matera testimonia la capacità dell’uomo di adattarsi perfettamente all’ambiente e al contesto naturale, utilizzando con maestria semplici caratteristiche come la temperatura costante degli ambienti scavati, la calcarenite stessa del banco roccioso per la costruzione delle abitazioni fuori terra e l’utilizzo dei pendii per il controllo delle acque e dei fenomeni meteorici.

La struttura architettonica è costituita da due sistemi sovrapposti, quello immediatamente visibile realizzato attraverso le stratificazioni successive di abitazioni, corti (vicinati), ballatoi, palazzi, chiese, strade orti e giardini, e quello celato e invisibile a prima vista costituito da cisterne, neviere, grotte, cunicoli e sistemi di controllo delle acque, essenziali per la vita e la ricchezza della comunità.

In origine (paleolitico, neolitico ed età dei metalli) i Sassi di Matera erano un ambiente rupestre sulle pareti del canyon scavato dal torrente Gravina, costellato di grotte naturali alle quali nel corso dei secoli si sono aggiunte quelle scavate dall’uomo che ha trovato nella friabile roccia tufacea un’eccezionale possibilità di insediamento al riparo dagli agenti naturali. I complessi rupestri hanno costituito la prima forma del nucleo urbano con ambienti ancora oggi presenti inglobati dentro edifici e fabbricati costruiti fuori terra dal medioevo in poi.

Proprio con l’avvento del Cristianesimo, durante tutto il medioevo, il paesaggio rupestre fu sistematicamente trasformato con la costruzione di imponenti luoghi di culto. Da questo momento in poi prende forma un vero e proprio nucleo urbano, concentrato inizialmente intorno alla Cattedrale che si trova in cima alla collina della Civita (Civitas, città) che divide in due i Sassi: il Sasso Barisano rivolto ad est e il Sasso Caveoso rivolto a sud.

Intorno al Mille, iniziava la dominazione dei Normanni e Matera diventò città regia, espandendosi così oltre le mura della Civita e popolando i rioni dei Sassi. Ben presto, la città tornò ad essere infeudata dalla casa aragonese,che iniziò la costruzione di un castello, rimasto tuttavia incompiuto.

Successivamente, Matera tornò a far parte del Regio Demanio e nel 1663 diventò sede della Regia Udienza e capoluogo della Basilicata. Ciò comportava l’inserimento nella vita cittadina del Tribunale e di uffici pubblici. L’aumento demografico, la presenza di nuovi ceti professionali e l’emergere di nuove classi sociali, portarono ad uno sviluppo della struttura urbanistica. La Civita e i due Sassi non erano più sufficienti per ospitare le nuove strutture pubbliche: fu così che nacque il “rione del Piano”, completamente diverso dai rioni già esistenti. Vengono realizzati notevoli edifici come il Seminario, voluto dall’arcivescovo Lanfranchi, il monastero e la chiesa di Santa Chiara, la chiesa e il monastero dell’Annunziata, e inoltre case fuori dagli storici rioni in vico Case Nuove. Si stavano formando due città: da una parte la città nuova, con monasteri, chiese, palazzi nobiliari ed edifici pubblici, abitata dai nuovi ceti emergenti; dall’altra quella vecchia, i Sassi, dove per la classe agricolo-bracciantile diventava sempre più difficile abitare a causa del sovraffollamento e delle scarse condizioni igienico- sanitarie nelle case-grotta.

L’ecosistema dei Sassi, che aveva retto per secoli con un l’intelligente sistema di raccolta delle acque, un buono stoccaggio dei rifiuti ed un livello di vita accettabile, cominciò a declinare a partire dalla fine del Settecento. La maggiore densità urbana, la crisi della pastorizia, il contesto periferico svolto dall’intero meridione portarono ad un continuo peggioramento della qualità di vita degli abitanti. La creazione della città nuova, a ridosso dei Sassi, ne riduce enormemente l’apporto idrico. L’aumento vertiginoso della popolazione e della densità urbana causò numerosi problemi. Alcune cisterne furono svuotate e usate per allargare l’abitazione o trasformate esse stesse in abitazioni. Inoltre, per la natura stessa del territorio, era praticamente impossibile usufruire di condotte per l’acqua corrente e di una fognatura. Le abitazioni erano ormai nella maggior parte dei casi promiscue, ospitando in ambienti contigui persone ed animali. Le case, con scarsa luce e scarsa aerazione, soffrivano delle condizioni di affollamento e anche alcune chiese rupestri furono trasformate in abitazioni mentre la situazione continuò a peggiorare fino agli anni quaranta.