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L’abbraccio di Schiele

Olio su tela, 200 x 120 cm – Copia de “L’abbraccio”, o “Gli amanti”, dipinto da Egon Schiele, luglio 2013, Varese, collezione privata.

La pittura di Egon Schiele mi ha sempre affascinata per l’espressività che riesce a trasmettere. Quando un cliente mi ha chiesto di realizzare una tela da appendere sulla parete di testa del letto mi è subito venuta in mente questa immagine. I due corpi nudi, di un uomo e una donna, tra le pieghe di un lenzuolo, che si stringono l’uno all’altro, colti nella più viva ed intensa intimità. Si stanno amando, senza vergogna e senza pudore. Schiele lo dipinge nel 1917, mentre fuori infuria la Grande Guerra. I due amanti si stringono per sfuggire all’orrore del mondo. Lei si aggrappa saldamente a lui, come se fosse un porto sicuro. Fuori, tra le strade, tuonano le bombe. Dentro, nella stanza, il rumore rimbomba accartocciando le lenzuola, facendo tremare i vetri. Il loro abbraccio si trasforma in una morsa, in un disperato attaccamento alla vita. La posa tenera e rassegnata della donna sembra quasi consolare l’uomo, vincerne le umane debolezze.
Pennellate nervose e vischiose descrivono le due figure, la cui pelle appare già come livida e terrei come quella dei cadaveri. Il tipico tratto tagliente dà una sensazione di tormento e di tragedia esistenziale. L’ultimo disperato atto d’amore si è consumato. I due amanti sembrano destinati al distacco inesorabile, ma le loro anime resteranno per sempre legate in quel disperato e straziante abbraccio. Il tratto è rapido, la scelta cromatica una mescolanza di giallo, bianco, tocchi di rosso, arancio, marrone, verde e nero che creano un fondo di violente e impetuose pennellate, sopra il quale emergono i due corpi nudi, stesi su un lenzuolo bianco, definito da un tratto nero che l demarca in modo incisivo, così come le figure. La linea nera racchiude il colore e definisce in modo netto e preciso i soggetti, quasi come se lo volesse incidere i corpi nella tela e, allo stesso tempo, nella mente dell’osservatore, per renderlo partecipe dell’espressività emozionale e dell’introspezione psicologica messa nel dipinto. Un arbitrario miscuglio di carne, anime e ossa, che sa di vita, una vita che è sangue, sudore, saliva, unghie.

“Art cannot be modern. Art is primordially eternal.” Scrisse Egon.

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